sabato 7 luglio 2012

239 - Sonata per strumenti trascurati

Forse non è neppure sua, anche se la Neue Mozart Ausgabe l'ha conservata nel novero delle opere autentiche e la Philips Complete Edition l'ha regolarmente incisa, ma la Sonata per fagotto e violoncello KV 292 sembra quasi un omaggio a due strumenti - in particolare il violoncello - che Mozart ha pressoché ignorato nella sua produzione, privilegiando, oltre al pianoforte e al violino, strumenti a fiato come il clarinetto, il corno o, pur con i noti disgusti, il flauto.


Niente più di un garbato movimento in forma sonata il primo, che ricalca vagamente il tema del Concerto per fagotto KV 191, altra opera giovanile dalle pretese non eccessive, grazie a una melodia d'apertura che passeggia lungo i gradi dell'accordo di tonica. 

L'Andante centrale (5:43) è tematicamente meglio rilevato, pur rimanendo ancorato a un fraseggio generico. Nel Rondò conclusivo (9:42) i due strumenti si rimbalzano un altro temino appena appena scherzoso; né sono irresistibili le poche strofe che seguono. 

Si sarebbe tentati, considerando il debole slancio melodico di queste ideuzze, di assegnare l'opera ad altro autore, ed effettivamente più di qualcuno ci ha pensato, ma ultimamente gli studiosi hanno puntato l'attenzione più sull'ipotesi che questa composizione altro non sia che quel che ci rimane di un concerto smarrito: la parte solistica e quella dei violoncelli. Anche una trascrizione per orchestra sarebbe in ogni caso troppo poco per valorizzare un pezzo così modesto.

3 commenti:

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  2. Io sono sempre molto scettico ad attribuire a Mozart qualsiasi cosa, ricorrendo anche a giustificazioni scricchiolanti (come quella del concerto perduto).
    Temo che con Mozart si rischi di ripetere il fenomeno accaduto dopo la morte di Pergolesi, cioè che per decenni ogni frammento di spartito anonimo gli veniva attribuito...

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  3. Sì, francamente è dura riuscire a credere che questa sonatella senza scintille possa appartenere a Mozart anche solo di striscio.

    Qualche volta si è pensato che fossero suoi almeno gli spunti melodici o l'incipit (il KV 268 ne è un esempio), ma qui siamo già ampiamente fuori strada fin dalle prime battute dei singoli movimenti, buttati giù senza troppa convinzione.

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