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domenica 26 dicembre 2010

45 - Evoluzione della Sonata in do minore

Un confronto con il presente

Negli ultimi trent’anni del XVIII secolo nascono alcune tra le più grandi sonate per pianoforte. Tonalità prevalentemente classiche si alternano (do, fa, mi bemolle o si bemolle maggiore, ecc.), prima che il Romanticismo porti in auge le chiavi coi diesis, il mi maggiore spingendo verso un’uguaglianza in questo senso.

Non tutto il Classicismo suona tuttavia Classico: il movimento detto Sturm und Drang denota le avvisaglie d’un avvenire oscuro, l’Empfindsamkeit (Sensibilità) reca accenti insospettabilmente moderni che scavalcano anche il secolo successivo, il Preromanticismo intesse trame sconosciute all’ottimismo e alla tranquillità imperanti.  

Senza voler indicare i compositori che ascolterete in questo post come Preromantici o alfieri dell’Empfindsamkeit (lo sarà invece CPE Bach, per il quale rimandiamo alla Fantasia in http://dailymozart.blogspot.com/2010/11/9-altro-bach.html), è curioso il fatto che tutti abbiano composto una Sonata in do minore di carattere simile (Allegro “disperato”, adagio consolatorio e meditativo, rondò sulla stessa lunghezza d’onda del primo tempo).

Ecco, per esempio, cosa scriveva Haydn nel 1771:

J. Haydn – Sonata in do min. Hob. XVI:20 (1771)



Uno dei figli più bravi di J.S. Bach, Johann Christian, gli fa eco otto anni dopo in uno stile non certo galante come suo solito:

J. C. Bach – Sonata in do min. op. 17 n. 2 (1779)


E Mozart? Mozart doveva essersi evidentemente innamorato della dedicataria, Therese von Trattner, se scelse il do minore per scriverle questo:

Mozart – Sonata in do min. KV 457 (1784)


Notate la splendida conclusione in pianissimo laddove avremmo immaginato di ascoltare una salva di accordi fragorosi e risoluti.

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